Il problema: acido solfidrico (H2S) con calcestruzzo


Tutti gli acidi sia deboli che forti sono dannosi per la pasta cementizia. Gli attacchi al pozzetto possono avvenire dall'esterno a causa della falda o terre acide, ovvero più frequentemente dall'interno a causa dei reflui fognari, industriali, etc. La ragione del degrado dei pozzetti in calcestruzzo può sostanzialmente essere attribuita a cause naturali di origine chimica: 

Degrado dell'esterno da attribuire al solfuro, (S2) che può presentarsi come sale (solfuro di ferro o pirite FeS2) anche nei terreni argillosi ovvero all'idrogeno solforato o acido solfidrico (H2S) presente nelle acque di falda o nei terreni dilavati da acque meteoriche.

Degrado dell'interno dovuto a scarichi acidi industriali riconducibili ad un basso pH dell’acqua ovvero all'aggressione causata dalla presenza di solfuri nelle acque di fogna. L’idrogeno solforato non ha di per sé un’azione aggressiva nei confronti del calcestruzzo. Tuttavia, a contatto con l’aria si trasforma in acido solforico dannosissimo per il conglomerato. In genere, l’attacco si manifesta nella parte del pozzetto che non si trova a contatto con l’acqua, rendendo di fatto inutili i rivestimenti delle sole basi dei pozzetti con materiali plastici o resinosi.

Schema aggressione degli acidi su pozzetto in calcestruzzo.

 

 

 

Distruzione progressiva di un provino di conglomerato cementizio immerso in un ambiente solfatico: nel centro il provino si è deformato e fessurato per formazione di ettringite: a destra il provino si è “disintegrato” per formazione di thaumasite.

 

 

 

 

 

In sostanza le tre condizioni naturali che permettono il sicuro manifestarsi della corrosione sono:

 

  1. La produzione di idrogeno solforato, che nelle acque di fogna è provocata dall’azione dei batteri anaerobici sui prodotti organici contenenti zolfo, sui solfati o su altri componenti inorganici a base di zolfo. L’effetto dei batteri è particolarmente efficace nella melma e nei sedimenti.
  2. ll liberarsi dell’idrogeno solforato gassoso dall’acqua verso l’aria soprastante che nei liquami fognari è favorito dalla turbolenza e dalla lunghezza del percorso verso i pozzetti dove è maggiore lo scambio con l'aria.
  3. L’ossidazione dell’idrogeno solforato ad acido solforico. L’idrogeno solforato viene fissato dal film di umidità che bagna la parte non immersa del pozzetto, dove successivamente si trasforma in acido solforico grazie alla presenza di ossigeno e dei batteri aerobici. Tali batteri rimangono attivi anche in ambiente molto acido (pH=1) quale quello che viene immediatamente ad instaurarsi in queste zone per la formazione di acido solforico. Inizialmente si forma una patina biancastra dovuta alla formazione di solfato di calcio e successivamente si ha un indebolimento della pasta cementizia che comincia a disgregarsi. Segue, infine, la caduta degli inerti e ricomincia l’azione aggressiva sulla pasta di cemento sottostante. In queste condizioni il calcestruzzo può perdere 5/10 mm di spessore all'anno.

Per eliminare completamente l’aggressione del pozzetto in calcestruzzo, è necessario applicare un rivestimento antiacido su tutta la superficie, sia interna che esterna mediante un rivestimento a base di resina epossidica, poliuretanica o di guaine in PVC, Polietilene o Polipropilene.

Oppure, si può scegliere subito un pozzetto KMC in polietilene.